Dietro le quinte di una copertina: come nasce la foto di un libro
Dallo scatto in studio alla vetrina della libreria: cosa succede a un ritratto prima di diventare la faccia di un libro.
Quando si guarda una copertina si vede un oggetto finito: un volto, un titolo, il logo dell’editore. Sembra tutto inevitabile, come se quell’immagine non potesse essere diversa. Invece dietro c’è una catena di scelte che comincia molto prima dello scatto e finisce molto dopo. Negli anni alcune mie fotografie sono diventate copertine di libri, locandine di spettacoli, immagini di dischi. Provo a raccontare, senza segreti di bottega, come si arriva da una sessione in studio a un volume sullo scaffale.
Prima dello scatto: il libro viene prima della foto
Una copertina non è un ritratto qualsiasi. Deve dire in un colpo d’occhio di che libro si tratta, e deve farlo accanto a decine di altri volumi che chiedono attenzione nello stesso momento. Per questo la prima cosa che cerco di capire non è «come vuoi venire in foto», ma che cosa racconta il libro: il tono, il carattere, la promessa che fa al lettore. Un saggio polemico, un romanzo intimo e una raccolta di racconti comici non possono avere la stessa luce.
Lo scatto: lasciare spazio a ciò che ancora non c’è
In studio si lavora pensando a cose che nella foto non ci sono ancora: il nome dell’autore, il titolo, a volte un sottotitolo lungo. Per questo il formato è quasi sempre verticale e lo sfondo deve essere pulito, scuro o neutro, capace di ospitare il testo senza combattere col volto. Si scatta più largo del necessario, perché il taglio finale lo decide la grafica. E si cerca uno sguardo che regga anche da lontano: una copertina deve funzionare sia sul banco di una libreria sia come miniatura di pochi centimetri su un sito di e-commerce.

Lo scatto originale, così come è uscito dallo studio.
Dalla fotografia alla copertina
Questa è la fotografia da cui è nata la copertina di Libertà, il libro di Giuseppe Cruciani pubblicato da Cairo Editore. In studio era un mezzo busto: maglia nera, braccia incrociate, lo sguardo rivolto fuori campo, una sola luce laterale a scolpire il viso. In copertina diventa altro. Il taglio stringe sul volto, la barba e i capelli diventano texture, il nero dello sfondo si fonde col nero della maglia e lascia il posto al titolo, che occupa il petto come un’insegna.
Niente di quello che si vede in copertina è stato aggiunto: era già tutto nello scatto. Il lavoro della grafica è stato scegliere che cosa tenere. È per questo che in studio non scatto mai «per la copertina» in senso stretto, ma per avere materiale abbastanza ricco da poter essere tagliato in tanti modi senza perdere forza.

Libertà, Cairo Editore: lo stesso scatto, dopo il taglio e la grafica.
Il bianco e nero non è un filtro
Molte delle copertine che ho firmato sono in bianco e nero, e non per abitudine. Il B/N toglie le distrazioni: il colore di una maglia, il riflesso di una parete, la tonalità della pelle sotto una certa luce. Resta il volto, resta l’espressione, e il titolo può permettersi un solo colore forte per farsi notare. In una vetrina piena di immagini sature, una copertina in bianco e nero spesso è quella che l’occhio incontra per prima.
Lavorare in serie: quando l’autore torna
Libertà è il terzo libro di Cruciani con un mio ritratto in copertina, dopo Via Crux e Ipocriti!. Quando un autore torna, la sfida cambia: bisogna che il nuovo libro si riconosca come parte di una famiglia, ma che non sembri la ristampa del precedente. Stessa sobrietà, stesso rigore nella luce, un’espressione e un taglio diversi ogni volta. È un po’ come scrivere il capitolo successivo di una storia che il lettore conosce già.

Via Crux: il primo capitolo della serie.
Quando una foto fa strada da sola
Il momento più curioso di questo lavoro arriva dopo, quando la fotografia comincia a vivere senza di te. Il 7 luglio di quest’anno ho aperto il Corriere della Sera a pagina 42 e ho trovato la pubblicità di Libertà: quasi tutta la pagina era occupata da quel ritratto. Lo stesso scatto che avevo visto nascere sullo schermo, in uno studio con una luce sola, arrivava ai lettori di un quotidiano nazionale. Mi ha ricordato una cosa semplice: una buona copertina non è soltanto una foto bella. È una foto che continua a funzionare in ogni formato in cui la porteranno.
Se vuoi vedere altre copertine, locandine e lavori pubblicati, li trovi raccolti nella pagina Pubblicazioni.
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Massimo Zanetti · fotografo di ritratti ed editoria a Milano
